40.
Vorrei poter parlare
con te senza il battere e il levare
senza tempo a scadere
che costringa sulla soglia,
ora che qualcosa ha trafitto,
ma in modo ancora lieve
(e l’ossimoro s’impone),
spaventosamente il mattino…
la verifica dello sguardo
e il confronto del silenzio,
un’idea improvvisamente così precisa,
così prossima: il tempo che resta s’aggruma,
lampeggia scorciato quello che ho vissuto
e il futuro espone un cartello sempre uguale.

